21 Ott Il migliore é il guaritore ferito
…il guaritore migliore è quello che è stato a sua volta ferito, è passato attraverso il dolore di vivere e conosce sulla propria pelle, e non perchè l’ha letto sui libri, cosa vuol dire soffrire, guardare in faccia il proprio dolore e poi riuscire a superarlo, avendo modificato qualcosa del suo vecchio modo di vivere.
…Qui, accanto all’aspetto demiurgico del sapere e dell’arte, emerge il dolore contenuto nella comune matrice umana, corporea e mortale, che unisce, al di là dei ruoli, medico e paziente. Per poter curare, il medico non deve mai pensarsi separato dal suo aspetto di paziente. La repressione di questo polo della coppia porterebbe il medico a una soglia pericolosa caratterizzata dalla convinzione di non avere nulla a che fare con la malattia. Analogamente, quando una persona si ammala, è importante che venga alla luce la figura del paziente/medico, cioè il fattore di guarigione interno al paziente, la cui azione curativa è uguale a quella del medico che compare sulla scena esterna. Un medico “senza ferita” non può attivare il fattore di guarigione nel paziente e la situazione che si crea è tristemente nota: “da un lato sta il medico sano e forte, dall’altro il paziente, malato e debole”. (introduzione al saggio Dove si nasconde la salute di Gadamer)
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